Un po’ di tempo fa, spinta dal desiderio di "migliorare", ho risistemato i mobili nel mio ufficio. Ho fatto dei cambiamenti di genere un po’ non-convenzionale, ma pratici, almeno dal mio punto di vista. Ho sistemato le cose nel modo che più mi piaceva...

Un po’ di tempo fa, spinta dal desiderio di "migliorare", ho risistemato i mobili nel mio ufficio. Ho fatto dei cambiamenti di genere un po’ non-convenzionale, ma pratici, almeno dal mio punto di vista. Ho sistemato le cose nel modo che più mi piaceva, sebbene secondo i canoni dell’arredamento di interni si possa dire che sono un po’ "diverse", se non proprio "originali". Dopotutto, la sistemazione risultava più efficiente e mi avrebbe consentito di far funzionare meglio il lavoro.

Tuttavia sono rimasta sorpresa dagli apprezzamenti che ho sentito sui miei cambiamenti, qualcosa che mi suonava come disapprovazione. Gli altri, insomma, non hanno certo reagito come mi sarei aspettata, cioè con un "Oh, ma è meraviglioso!". No, la reazione è stata: "Cos’è 'STA ROBA?" Beh, non è che in se stesso questo sia un gran problema, in fondo ognuno ha gusti diversi e vede le cose dal suo proprio punto di vista. E, naturalmente, la gente spesso ha una forte resistenza al cambiamento, specialmente quando il cambiamento li investe senza che abbiano potuto dire la loro. Così, le reazioni dei miei colleghi non era in sé sorprendente, anzi me la sarei dovuta aspettare, se solo ci avessi pensato un attimo. La loro reazione, dopotutto, non è stato un gran problema.

Il "problema" è stato piuttosto la mia reazione. Mi sono sentita ferita, indispettita, quando ho visto come reagivano. Qualcosa del genere di un bambino che si è dato da fare per preparare un regalo, una sorpresa, per scoprire che gli altri lo guardano con sufficienza. Mi sentivo come se non solo il mio arredamento non avesse passato l’"esame", ma anche come se io stessa fossi stata giudicata e rifiutata. Mi è parso che il "capolavoro" che avevo creato venisse deriso e ridicolizzato.

Ovviamente non era così, ma la "bambina insicura" dentro di me era questo che percepiva. Mi sono sentita sconcertata, e "non"- qualcosa…, un misto di non accettata, non amata, non degna, non voluta, etc. Fondamentalmente, deducevo dalla mancata accettazione della mia azione che anche io stessa non ero accettata. Poiché quanto avevo fatto non era stato accolto entusiasticamente e non era piaciuto immediatamente, mi sono sentita anch’io non amata. Dunque, stavo sperimentando il sentirmi poco amata quando era semplicemente la mia azione a non piacere.

Un comportamento che ho già visto prima…. sia in me stessa che negli altri attorno a me. E sono sicura che anche per voi è una sensazione familiare. Se tu fai qualcosa che a me non piace, questo significa che anche tu non mi piaci? Naturalmente no. Non significa che tu non mi piaci, semplicemente che non mi piace quello che hai fatto. Un buon esempio è quello di una mamma col suo bambino. Se il piccolo fa cadere qualcosa o rompe qualcos’altro…. è probabile che la mamma non apprezzi per niente quello che ha fatto, eppure continuerà ad amare il suo bambino (anche se al momento si sente piena di rabbia).

Allo stesso modo, se io non mi preoccupo granché dei vestiti che porti, significa semplicemente che a me non interessano i vestiti, non che questo è il mio sentimento verso di te come persona. O se tu fai qualcosa che non mi interessa, è quell’azione che non mi interessa….. Non riguarda direttamente i miei veri sentimenti per te.

Da dove vengono fuori questi sentimenti di insicurezza? Perché reagiamo così e prendiamo questo genere di cose a livello personale? Cos’è che succede realmente? Ancora una volta merita andare a dare uno sguardo al nostro livello di amore per noi stessi, di auto-accettazione, di auto-stima. Se ci aspettiamo che siano gli altri a soddisfare queste nostre "necessità", ci sentiremo sempre delusi quando accade che gli altri non approvano i nostri comportamenti. La loro non-accettazione del nostro comportamento si traduce per il nostro bambino "bisognoso" come non-accettazione del nostro Sé.

Dato che stiamo cercando approvazione e auto-stima attraverso gli occhi degli altri, quando loro non ci approvano, ecco che il nostro livello interno di auto-stima e auto-approvazione precipita, e basta un rimprovero o un alzar di sopracciglia da parte di qualcuno di cui ci fidiamo per aprire una falla nella superficie della nostra auto-stima.

C’è un rimedio? La ricetta metafisica è quella che prescrive di ripetere un milione di volte (o per lo meno tanto a lungo quanto serve perché lo interiorizziamo), "Io valgo. Io sono amata. Io amo e accetto me stessa esattamente nel modo in cui sono". Si può continuare a ripetere questa semplice constatazione in qualunque momento e in qualunque luogo. Un posto buono (anche se un po' impegnativo) per farlo, è di fronte allo specchio. Un momento buono è qualunque momento in cui senti ribollire un po’ di dubbi su te stessa e abbassarsi l’auto-stima. Una buona ragione è che tu meriti di essere amata, e che la prima persona dalla quale lo meriti… sei tu. Se non lo fai tu, chi lo farà? Se non ora, quando?

Una volta che realmente arriviamo ad amarci, non interpreteremo più le azioni e le parole di quelli che ci stanno attorno come conferma, o come mancata conferma di noi stessi. Saremo certi del nostro valore intrinseco e la nostra auto-stima non sarà più alla mercé dell’opinione degli altri.

Dunque, la prossima volta che a qualcuno non piace il modo in cui tu fai qualcosa, non interpretare il fatto come un giudizio sul tuo "valore". Sei una figlia di Dio, "creata a immagine del Padre", e questo non può cambiarlo nessuna azione e nessun pensiero. Come Figlia dell’Universo, "hai il diritto di stare qui", senza alcuna dipendenza dall’opinione di qualcun altro o dal suo giudizio su di te o i tuoi atti.

La Dichiarazione dei Diritti americana stabilisce che abbiamo tutti il diritto alla ricerca della felicità. Beh, americani o no, non è esattamente la ricerca della felicità quello a cui abbiamo diritto. Abbiamo diritto alla felicità, non soltanto alla ricerca di essa. E la felicità la troviamo dentro di noi quando accettiamo noi stessi nel modo in cui siamo, con le nostre qualità come pure con le nostre "mancanze"…… La felicità, ha detto qualcuno, è una "questione da dentro". Nessuno può "farti felice", proprio come nessuno può "farti" arrabbiata, triste, etc. Sono scelte che facciamo noi, ogni giorno, ogni momento della nostra giornata, con ogni pensiero che pensiamo (o non pensiamo). Quando lasciamo che le parole e gli atteggiamenti degli altri decidano come ci dobbiamo sentire, stiamo dando via il nostro potere di essere felici….. abbiamo dato via quel potere a qualcun altro.

Abbiamo il diritto di essere felici, e abbiamo il diritto di scegliere la felicità, l’auto-stima, la consapevolezza di valere, etc. … ogni giorno e in ogni momento della nostra vita, ad ogni respiro che facciamo. E’ meglio goderselo, questo diritto!

di Marie T. Russell
traduzione di Teresa Sassani

Traduzione di "Taking It Personally"
pubblicato in www.innerself.com.


Libro raccomandato (English): 

How Much Joy Can You Stand? How to Push Past Your Fears and Create Your Dreams
by Suzanne Falter-Barns.

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